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HO BISOGNO DI...ARRABBIARMI!

Il termine rabbia viene spesse volte associato al termine aggressività attraverso la quale essa si manifesta. A ciò va aggiunto che, oltre ad un comportamento manifesto di un’emozione, il termine aggressività derivante dal latino ad-gredior che è letteralmente traducibile in “andare verso” e può, quindi, rappresentare un “passaggio” riferito a qualcosa o qualcuno e mirato alla soddisfazione di un bisogno. Questa piccola introduzione non vuole giustificare comportamenti o atteggiamenti aggressivi dell’essere umano, ma dotare il lettore di conoscenze teoriche e letterarie importanti per la lettura dell’intero articolo.

La rabbia è un’emozione presente fin dalla nascita, ma è dai due mesi di vita che si manifesta completamente. Ha la funzione primaria di attivare risposte di sopravvivenza e difesa rispetto a tutto ciò che riteniamo una minaccia. Il bambino piccolo attraverso la rabbia cerca di gestire l’ambiente che lo circonda e tenta di ottenere la soddisfazione del bisogno da parte dell’adulto oltre che, richiede all’adulto, il contenimento dell’emozione stessa per far rientrare il suo stato emotivo da concitato a consueto.

Dal punto di vista evolutivo, la rabbia rappresenta la determinazione con la quale si agisce per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato e gli impulsi aggressivi il modo attraverso il quale l’obiettivo stesso viene raggiunto. Entro i limiti, e quindi quando l’aggressività non diventa violenza o un comportamento abituale, gli stessi impulsi, sono da considerarsi non solo normali  ma assolutamente necessari per lo sviluppo della propria identità e quindi l’affermazione di se nel mondo.

Nella società odierna ciò che più mette in crisi il genitore sono proprio le crisi di rabbia dei propri figli, ancor di più se sono piccoli e questo perché, oltre a dover gestire la loro rabbia, ci si trova a dover gestire anche le proprie reazioni spesso di nervosismo con un forte senso di impotenza misto a colpa… e allora è importante ricordarsi che la rabbia del bambino è autoaffermazione, richiesta di aiuto e riconoscimento e non meno importante, uno strumento di misurazione dei propri limiti.  

Esaminando la rabbia del bambino rispetto ai quattro punti appena letti, ci sono delle situazioni ben definite che la generano, come ad esempio tutti quegli agiti che minano la loro persona. Un bambino si arrabbia facilmente in uno stato di frustrazione e quindi quando non riesce a svolgere un’attività, quando gli viene impedito da parte dell’adulto di fare qualcosa o anche quando qualcun altro al suo pari fa qualcosa meglio di lui e riceve apprezzamenti; in uno stato di insicurezza e stress, cioè quando percepisce che la richiesta di prestazione e l’aspettativa dell’adulto è più alta rispetto alle sue reali  capacità e/o conoscenze; in uno stato di eccessiva tristezza.

In ogni situazione dove il bambino esprime rabbia verso qualcuno non è arrabbiato con quel qualcuno ma piuttosto con se stesso per quello che non riesce a fare e per la paura di sentirsi inferiore ed inadeguata rispetto all’altro. Nel caso in cui il bambino si arrabbia con il genitore per un divieto imposto e giusto, il bambino si arrabbia con il genitore per il sentimento di frustrazione rispetto al non soddisfacimento del volere.

Da quanto fin’ora letto, possiamo apprendere che la rabbia non è un’emozione negativa da negare o bloccare ma piuttosto un’emozione ed un sentito da conoscere e comprendere e alla quale allearsi. Quando la rabbia non viene manifestata e riconosciuta, rischia di diventare negativa e distruttiva e a quel punto l’aggressività diventa violenza e tutto ciò che è stato represso fino a quel momento si esprime in modo distruttivo sul bambino e sugli altri. Cosa posso fare?  la condivisione del sentito rabbioso risulta essere oggi il metodo più efficace di educazione. Il riconoscimento e la gestione della rabbia è qualcosa che va insegnato ed è fondamentale che il genitore non viva la rabbia del figlio come un attacco al suo ruolo o alla sua figura ma che consideri la stessa come un passaggio necessario, normale e sano per la sua crescita, solo così il bambino si sentirà libero di esprimere ciò che prova non sentendosi cattivo e/o sbagliato e sentirà di potersi mostrare per quello che è e sapere di essere accettato e accolto.

 

 

Dr.ssa Alessandra Gatti, Psicopedagogista